estate psichedelica del 1961 della beat generation

 

 

 

l'estate psichedelica del 1961 della beat generation /2

 
... i funghi in febbraio, informandolo che Arthur Koestler era andato a stare da lui per tre giorni. La sua reazione ai funghi era stata sorprendentemente confusa. L’autore di Buio a mezzogiorno definì le droghe un’oscena scorciatoia, insistendo che preferiva il whisky e il buon vino; eppure, dopo aver provato i funghi, ammise che mettevano in contatto con Dio.
Leary stava entrando nella sua seconda fase, che consisteva in un progetto di terapia di gruppo nella prigione di stato di Concord, nel Massachusetts, dove uno stravagante psichiatra di colore, Madison Presnell, si era mostrato ricettivo alle sue idee. Avrebbero somministrato i funghi ai detenuti ogni due settimane, dopodiché si sarebbero tenute discussioni.
Leary si trovava in una posizione eccezionale. Usando il nome e l’autorità di Harvard, aveva ottenuto una fornitura illimitata di psilocibina, di cui era l’unico dispensatore, senza restrizioni da parte della facoltà. Stava felicemente infiltrando nella società una sostanza della quale conosceva poco, eccetto che faceva cadere in trance e apriva le porte della percezione.
Cavalcando la cresta dell’onda utopistica, aveva organizzato un simposio al convegno annuale dell’Associazione psicologica americana, che fu tenuto a New York nel settembre del ’61, sul tema << Le droghe e l’espansione empirica della coscienza >>, e nella quale desiderava venisse coinvolto anche Burroughs.
Questi accondiscese, anche se aveva sperimentato la psilocibina a Parigi nel marzo del ’61 e l’aveva trovata orribile. L’aveva nauseato e reso irritabile; le sue visioni erano state spiacevoli: aveva visto ragazzi verdi dalle pappagorge rossastre e a forma di fungo.
Nell’aprile 1961, Burroughs andò a Tangeri a trascorrere il resto della primavera e dell’estate, soggiornando all’Hotel Muniria. Gli dispiacque vedere che gli spagnoli se n’erano andati, il che voleva dire niente più ragazzi. Era un posto diverso e più triste, e tutti gli alberi nel Gran Socco erano stati tagliati. Al loro posto, lungo i marciapiedi, c’erano creature appartenenti al tardo beatnik o al nuovo hippy, con la barba e i capelli lunghi e sandali ai piedi. Le loro donne si erano annerite gli occhi e imbiancate le labbra; avevano incluso Tangeri nel loro itinerario Occidente-Oriente. C’erano così tanti che la città sembrava il Greewich Village. Burroughs disapprovava la presenza di questi giovani trasandati, che erano in un certo senso i suoi discepoli, gente che leggeva i suoi libri e il cui stile di vita lui stesso aveva aiutato a diffondere. […]
Quell’estate del ’61 a Tangeri capitò che si riunisse l’intera tribù. Arrivarono Allen Ginsberg, Alan Ansen e Gregory Corso, e Burroughs fu raggiunto da Ian Sommerville e Mikey Portman. L’unico assente fra i capi della controcultura era Jack Kerouac, che non poté partecipare al conclave, a causa di una petizione di paternità. […]
L’estate 1961 a Tangeri fu denominata l’<< estate psichedelica >> perché tutti avevano provato le pillole di Leary. L’euforia chimicamente indotta da Leary era nell’aria, ma esistevano anche delle correnti sotterranee, che avevano a che fare con il cambiamento di identità dei principali personaggi e con l’infangarsi delle acque causato dalla presenza di nuovi adepti. […]
Ai primi d’agosto arrivò Leary, sperando di assorbire l’eredità beat nel movimento psichedelico. Allen era il ponte, il Marco Polo della controcultura, portatore e diffusore culturale, l’elettricista che allacciava i fili. Leary era convinto che il suo ruolo culturale fosse molto più importante della sua poesia e che in ultima analisi tutti gli altri fossero pedine della sua scacchiera.
Leary prese un taxi dall’aeroporto all’Hotel Armor, dove Allen gli aveva prenotato una stanza a due dollari per notte. Era la sua prima visita in Marocco, una cultura basata sulla droga, con l’intero paese che si crogiolava nella dolce nebbia rarefatta di hashish e kif. In città c’era la Fiera Reale e il ritratto del re era drappeggiato intorno ad ogni palo della luce. Si poteva udire la musica lontana delle trombe e dei tamburi e vedere il bagliore delle lanterne sullo spiazzo dei festeggiamenti. C’erano equilibristi e saltimbanchi sulla Avenida de Espana.
Dopo cena, lui e Allen andarono all’hotel di Burroughs. Nella scura caverna della sua stanza, con centinaia di fotografie incollate insieme, e tre radio deliberatamente mal sintonizzate che gracchiavano rumore e silenzio, Leary fu presentato a un uomo alto e cortese, un po’ curvo, accompagnato da due bei ragazzi inglesi. "Bene", disse Allen, "eravamo tutti in attesa del suo arrivo, coi leggendari funghi di fama internazionale. Il farmaco di Montezuma. Oh, poeti di fiaba" .

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