Il
5 gennaio 1961, Burroughs ricevette una lettera da un professore di Harvard,
certo Timothy Leary, direttore del Centro per le ricerche della personalità,
Dipartimento relazioni sociali. Sotto gli auspici di Harvard, il dottor
Leary studiava gli effetti delle droghe sull’espansione della coscienza di
sé. Voleva sapere se Burroughs, uno dei massimi esperti in materia, volesse
provare qualcuno dei suoi funghi magici.
«Esistono alcuni gruppi di persone», scrisse Leary, << che sono
interessati alle potenzialità di nuove sostanze come la mescalina e la
psilocibina. Quest’ultima è la sintesi del fungo messicano. Nei luoghi
giusti e con la gente giusta non solo procura sballi memorabili, ma lascia
la mente sgombra, in maniera non preoccupante. Noi – e qui mi riferisco
principalmente ad Allen [Ginsberg] e a me, dietro consiglio di Aldous Huxley,
Alan Watts, ecc. – siamo perplessi circa la politica sulle sostanze… So che
lei capirà. La medicina si è già appropriata dell’LSD, la marijuana è il
pallone da football per due altri potenti gruppi: il Bohemia e la squadra
narcotici. La mescalina e la psilocibina sono ancora in lizza per
l’appropriazione, ma è nostra speranza che rimangano disponibili,
incontrollate e libere. Noi lavoriamo su queste due linee: ci stiamo
rivolgendo a gente famosa – quella che fa opinione – cercando di avere il
maggior numero di aderenti. Quando la questione sarà pronta per la
discussione in sede legislativa, speriamo di avere dalla nostra parte un
forte numero di persone pronte a lottare contro il gioco incontrollato… Ho
avuto l’approvazione per un seminario, il prossimo semestre, in cui gli
studenti laureati faranno uso regolare di mescalina e psilocibina… Così,
venendo al nocciolo, sarebbe interessato a provare detti funghi? Forse ne
avrà già avuta qualche esperienza… In ogni caso, saremmo lieti di conoscere
la sua reazione sia per il fungo che per le nostre vediche aspirazioni >>.
(I Veda sono i libri sacri dell’induismo).
Questa lettera da Leary a Burroughs si poteva considerare come il segnale
d’inizio del <<movimento>> anni Sessanta. Mostra Leary alla nascita della
sua << rivoluzione psichedelica >>, che cerca un’alleanza con i rinnegati
degli anni Cinquanta, i beat.
Nello stesso tempo, mostrava come, con Leary quale mediatore, Burroughs e
Ginsberg abbiano compiuto la transizione dagli anni Cinquanta ai Sessanta,
tenendo il passo con lo stile della controcultura in cambiamento, mentre
Kerouac rimaneva congelato nella sua epoca, nell’iconografia degli anni
Cinquanta. Anche Neal Cassidy si era adeguato ai tempi, passando dai beat
agli hippy, tramite i Merry Pranksters (i Lieti Buffoni) di Ken Kesey, per i
quali faceva da autista. Era come il cerchio che si chiudeva sui primi
tentativi nel mondo della droga, con Huncke negli anni Quaranta, quando si
coltivava l’erba nel Texas, portandola a New York a vendere in recipienti da
muratore, con Neal al volante. Negli anni Sessanta, Neal era ancora al
volante che portava in giro i Merry Pranksters in autobus a celebrare
l’acido.
I beat avevano rappresentato l’affermazione esistenziale di un’America
affetta da nevrosi collettiva, frutto della seconda guerra mondiale, che
aveva scosso la società dalle fondamenta come mai in precedenza dall’epoca
della guerra civile. Mailer, nel 1957, aveva scritto sul Nero Bianco, l’uomo
nuovo che sentiva lo stesso pericolo che un nero avverte in mezzo a una
società ostile, e perché non incoraggiare – aveva detto – la psicopatia che
è dentro di noi, come sta facendo la società adesso?
In poco tempo, era fiorito un movimento, un movimento montato dai media dopo
il successo di Sulla strada, ma la cui energia aveva cominciato presto a
scemare. La parodia di se stessi era stato sicuro segno del proprio declino,
come quando Ted Joans mise un annuncio sul << Village Voice >> in cui si
offriva come beatnik a noleggio per i ricevimenti. Eppure non ci sarebbe
stato nessun <<Village Voice>> senza l’energia dei beat.
Così al termine della presidenza di Eisenhower, una nuova banda di
perturbatori arrivò sulla scena. La mutazione da beat a hippy significava un
nuovo indirizzo: dall’erba all’acido, dalla letteratura alla musica, da un
gruppetto di artisti, scrittori e musicisti di jazz a movimento giovanile di
massa, da una posizione antipolitica a una coalizione di impegno per i
diritti civili e ribellioni locali: un grande nido da cui s’involavano
uccelli d’ogni piumaggio, dagli hippy al clero radicale.
La missione beat sull’espansione di coscienza si tramutò in consapevolezza
ecologica e pacifismo. La messa in discussione dell’autorità costituita, le
droghe, il tipo di vita sperimentale, la tendenza verso le filosofie
orientali, tutto ciò fu ereditato dai beat. Ma negli anni Sessanta, le
letture di poesia furono sopraffatte dai concerti. I giovani degli anni
Sessanta erano in viaggio audio, e non avevano bisogno di altra poesia,
oltre ai testi di John Lennon e a quelli di Bob Dylan: Dylan, che aveva
cominciato con lo scrivere lunghi poemi surrealisti che spedì a City Lights,
e le cui prime canzoni riflettevano le letture di Howl e di Sulla strada.
Al centro di questo passaggio, di questa sollevazione generale, c’era il
dottor Leary, che proclamava di avere trovato la risposta nell’LSD, sostanza
che avrebbe illuminato e liberato i suoi sperimentatori. Ci fu un tempo,
negli anni Sessanta, in cui la gente portava una patacca blu e arancione e
diceva: << Leaary è Dio >>. Naturalmente Leary dovette competere per questo
titolo con John Lennon, Bob Dylan, Jim Morrison e parecchi altri
contendenti. […]
In risposta alla lettera di Leary del 5 gennaio, il 20 gennaio Burroughs gli
scriveva: << Posso solo dire questo: ciò che lei sta facendo, penso sia di
vitale importanza. Si, sarei molto interessato alla sperimentazione dei
funghi: scriverei un resoconto del viaggio come ho già fatto con la
mescalina… Ritengo che un uso più ampio di queste sostanze porterebbe a
condizioni migliori ad ogni livello. Forse, con la terapia di massa, intere
aree di neurosi potrebbero essere segnalate e sradicate >>.
Leary gli spedì ... continua alla
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